Luigi Piombo



Mi chiamo Luigi ma gli amici mi chiamano Gigi, per questo firmo le mie fotografie con due lettere “g”, minuscole senza interspazio o interpunzione che si leggono, appunto, gigi.

Sono nato non lontano da Rovigo, prima della guerra, in un piccolissimo borgo chiamato Bosco del Monaco, ai piedi dell'argine destro del Canalbianco (allora era proprio bianco e trasparente) da una famiglia di coltivatori diretti che mi hanno trasmesso il loro proprio e specifico stile di vita, fatta di valori di amicizia, solidarietà e collaborazione.

A scuola ero abbastanza bravo, ero preciso e veloce nel disegno ornato ed aiutavo spesso i compagni in difficoltà, rischiando punizioni che per fortuna e/o bontà dell'insegnante non sono mai arrivate. Mi piaceva anche lavorare con china e pennino. Mi sono diplomato al Liceo Scientifico, poi ho fatto il servizio militare obbligatorio e vinto un concorso sono andato a lavorare a Padova.

Solo a questo punto, abbastanza tardi, mi sono accostato alla fotografia, non conoscendo allora nessuno che la praticava. Con coraggio ho acquistato, presso un negozio/laboratorio fotografico di un mio lontano parente Mario Piombo, una semplice Kodac Istamatic. Sono poi passato ad una Minolta A5, per arrivare alla mia prima reflex con tutta l'attrezzatura per lo sviluppo e la stampa delle mie fotografie (da vero “coltivatore diretto”).Per migliorare le mie immagini, a quel tempo, divoravo letteralmente le riviste di fotografia, in primis “Progresso Fotografico” e non solo.

Ho sempre preferito fotografare in bianco e nero, curando in stampa i toni e la nitidezza dell'immagine. La fotografia a colori non mi ha mai interessato molto. Usavo il colore in diapositiva e solo in particolari occasioni, ad esempio la macrofotografia di fiori di rado si fa in bianco e nero.

I miei interessi fotografici sono molteplici, direi che la mia è una “fotografia occasionale”:

“To catch the moment” diceva il grandissimo Henri Cartier Bresson, mio fotografo preferito con Fulvio Roiter: “catturare il momento che mi ha colpito e che mi ha fatto alzare istintivamente la macchina fotografica e scattare”. Non di rado mi succede di avere un solo scatto di una situazione perchè l'attimo seguente è cambiato e non mi interessa più. Io non costruisco mai le mie foto, inseguo il susseguirsi degli attimi e cerco di fermarne uno significativo, quello che mi ha colpito; non è facile, non sempre ci riesco e l'attimo sfuggito non ritorna più. Bisogna scattare e scattare diverse foto perchè l'occhio è lento ma la macchina fotografica è veloce. Mi rifaccio sempre al significato etimologico di “photographia” scrivere con la luce; la luce è lo strumento di scrittura e lettura della fotografia che parla un linguaggio universale, non ha le limitazioni territoriali della lingua parlata o scritta, la fotografia può essere letta da tutti e a diversi livelli a seconda della cultura fotografica di ognuno.

Sono stato socio fondatore, alla fine degli anni settanta del novecento, del glorioso “Circolo Fotografico Rodigino”, partecipando con i soci fotoamatori a diversi concorsi fotografici anche di livello nazionale. Nel corso degli anni non sono mancate soddisfazioni personali in premi, segnalazioni e riconoscimenti.

Dopo tanti anni di pratica amatoriale, ancora oggi, scambio con molto piacere notizie, informazioni, pareri e chiacchere con chi si interessa di fotografia. Non sono mai geloso delle mie conoscenze, le condivido volentieri con gli altri perchè penso che l'amicizia sia una cosa preziosa e che lo scambio culturale arricchisca chi lo riceve e chi lo dà. E'importante discutere con gli altri, confrontare e rivedere le proprie idee: nessuno ha la verità in tasca e ognuno ha sempre da imparare e approfondire.

portfolio